Workaholism (dipendenza da lavoro) in smart working

Il workaholism, ovvero dipendenza da lavoro, perché si aggrava con lo smart working?

Ad oggi lo smart working è entrato forzatamente a far parte delle nuove modalità di approccio al lavoro. Pubblica Amministrazione, aziende private e liberi professionisti sono stati costretti a rivedere tempi e modi per poter portare avanti i propri progetti.

Iper-connessione digitale e smart working

L’evoluzione tecnologica dei mezzi di comunicazione ha condotto già di per sé ad essere sempre connessi grazie ai vari device portatili, come smartphone, tablet, smartwatch. Ma dopo la commistione tra spazio personale e professionale si assiste all’invasione di quella dimensione che finora era ritenuta inviolabile. Anzi, distaccare la mente dal pensiero del lavoro era funzionale per performare meglio.

Se da una parte il lavoro da remoto ha fatto emergere nuove strade e probabilmente ha anticipato di qualche anno un’evoluzione digitale che comunque ci sarebbe stata, dall’altra ha condotto alla fusione tra ambiente professionale e ambiente personale. Di conseguenza, non esiste più una demarcazione tra ufficio/studio e casa. Ad aggravare ulteriormente questa condizione c’è stata la reclusione forzata durante i periodi di lockdown e l’impossibilità di poter uscire nemmeno per andare in palestra o a prendere un caffè con amici

L’obbligo di lavorare da casa si è aggiunto all’isolamento sociale .

Così, ti sei ritrovato a leggere le email del lavoro ad ogni ora del giorno e della notte, ad utilizzare gli stessi strumenti sia per lavorare che per il tempo libero. Utilizzi il tuo numero privato anche per le call di lavoro. Fissi gli appuntamenti attraverso WhatsApp o Messenger. Fai dirette su Facebook per parlare di argomenti professionali. Apri un canale YouTube per promuovere la tua attività e attrarre nuovi clienti. Quindi, tutti i tool che fino a poco tempo fa erano dedicati solo allo svago, ora sono modalità promiscue di relazione con il mondo dei familiari, degli amici, dei colleghi e dei clienti.

E molto spesso tutto questo lo fai direttamente da casa. In altre parole, sei sempre al lavoro, sei sempre connesso. Di conseguenza, “devi” essere sempre disponibile. Perché se utilizzi WhatsApp o Messenger per la tua vita privata puoi essere online anche la notte alle 3.00. Ma, dal momento che sei online, “devi” esserlo anche per un contatto di lavoro. Così, spesso capita che ti ritrovi a limitare le relazioni personali (che sono già minate dall’isolamento sociale dovuto alla pandemia) per evitare di “dover” rispondere a richieste professionali.

Nuova cyber-dipendenza da lavoro

Senza più distinzioni di tempo e di spazio, è molto più semplice cadere nella trappola della dipendenza da lavoro o workaholism. Letteralmente essere workaholic significa essere “ubriachi di lavoro”, perché è la fusione tra i vocaboli inglesi “work” e “a(lco)holic”. Questa è una condizione è caratterizzata dall’impossibilità di disconnettersi, dalla necessità irrefrenabile di continuare a stare davanti allo schermo o comunque a svolgere il compito. Il workaholism è stato recentemente incluso nella lista delle cyber-dipendenze proprio a causa dell’aspetto di irrefrenabilità, al pari dello shopping online compulsivo. La differenza sta nel fatto che durante quest’ultimo spendo soldi, mentre nel caso della dipendenza da lavoro li guadagno, il che lo rende ancora più subdolo come problema. Per essere più chiari, nella società occidentale il workaholism non viene interpretato come un disagio, anzi come un pregio. Ma in realtà, se diventa un comportamento compulsivo (e come tale “non posso non farlo”), può trasformarsi in una via di fuga dalle preoccupazioni e delle emozioni negative. Pertanto, può andare ad innescare un meccanismo patologico ridondante che tiene la persona sempre sotto scacco. Ovvero, non scelgo coscientemente di lavorare di più, ma ne rimango inesorabilmente vittima.

Alla faccia del lavoro agile!!

Come capire se sei caduto nel workaholism?

Queste sono le caratteristiche più frequenti della dipendenza da lavoro:

  • Impiegare gran parte del tempo in attività lavoro-correlate, danneggiando le relazioni personali e sullo stato di salute psicofisica
  • Pensare costantemente ai problemi e agli obiettivi professionali, anche durante il poco tempo dedicato ad altro
  • Impegnarsi eccessivamente sul lavoro ben oltre gli accordi o le necessità
  • Presentare difficoltà ad addormentarsi e a dormire un sonno davvero riposante
  • Consumare quantità esagerate di caffè o qualsiasi sostanza che favorisca il mantenimento dell’attenzione
  • Manifestare sbalzi di umore nel momento in cui qualcuno cerchi più o meno volontariamente di distoglierti dal lavoro

Come evitare il workaholism

Ovviamente, in questo agglomerato indistinto di tempi, modi e interscambi relazionali, è indispensabile cambiare il paradigma da cui si interpreta il mondo professionale. Infatti, molti liberi professionisti si erano già inseriti nella versione Impresa 4.0. Ovvero, già si erano dovuti adeguare alle differenti strade da cui arrivavano le richieste di mercato. O meglio, al vero smart working, quello in cui decidi in autonomia e in autogestione tempi e modi per portare a termine gli obiettivi. Altrimenti, quando sei obbligato a rispettare un orario si tratta di telelavoro.

È necessario cambiare il paradigma da cui interpretare le modalità lavorative sia dal punto di vista dei lavoratori che degli imprenditori. Infatti questi ultimi possono essere un vero ago della bilancia, in quanto lo sviluppo del workaholism può dipendere da quanto i dipendenti percepiscono il lavorare fuori dall’orario di lavoro come stato indispensabile per avere riconoscimenti da parte dell’azienda.

Chiara Nardone

AUTORE

Chiara Nardone