Aldous Huxley
Per chiarire il concetto, pensiamo a un corridore di lunga distanza: se impostasse il suo allenamento esclusivamente sulla forza esplosiva, trascurando la resistenza, difficilmente riuscirebbe a esprimere il suo potenziale in gara. Allo stesso modo, la sua mente deve essere preparata a sostenere uno sforzo prolungato, imparando a distribuire energie, attenzione e concentrazione fino al traguardo.
Situazione opposta per un atleta di sollevamento pesi, dove la prestazione dura pochi istanti: in questo caso corpo e mente devono essere allenati a esprimere il massimo della potenza e della determinazione in un tempo estremamente ridotto.
Atleti tecnicamente e fisicamente eccellenti che, sotto pressione, cedono emotivamente: una provocazione o un errore possono compromettere l’intera prestazione.
Campioni che hanno costruito il proprio successo grazie alla capacità di gestire le gare, guidare il gruppo e trasformare le difficoltà in risorse.
Atleti dal rendimento altalenante, incapaci di esprimere continuità di tenuta mentale (e pertanto fisica) durante la gara stessa o da una competizione all’altra.
Aspetti emotivi, mentali e relazionali incidono profondamente sul rendimento individuale e collettivo, soprattutto salendo di livello.
Nello sport di alto profilo, infatti, gli errori raramente sono puramente tecnici: più spesso nascono dall’interferenza di emozioni, pensieri, pressioni esterne e aspettative personali.
È qui che il mental coaching diventa una risorsa fondamentale per costruire prestazioni solide, consapevoli e ripetibili nel tempo.
In collaborazione con l’allenatore e, quando presente, con l’intero staff che segue l’atleta o la squadra, vengono stabiliti non solo gli obiettivi principali — come, ad esempio, la vittoria — ma anche una serie di micro-obiettivi progressivi, più concreti e facilmente raggiungibili. Concentrarsi esclusivamente sul risultato finale espone infatti l’atleta al rischio di frustrazione ogni volta che l’obiettivo non viene centrato. Questo può generare un calo significativo della motivazione, dell’autostima e della percezione di autoefficacia. Suddividere il percorso in piccoli step consente invece di mantenere alta la fiducia e di costruire il successo in modo graduale e sostenibile.
Il Mental Coach Sportivo accompagna atleti e staff in un processo di miglioramento continuo di tutti gli elementi che compongono la prestazione, definendo obiettivi specifici, misurabili e verificabili nel breve, medio e lungo periodo. La crescita dell’atleta non viene valutata esclusivamente in base al risultato finale, ma attraverso i progressi rispetto alle performance precedenti. Ogni miglioramento rappresenta un vero e proprio “upgrade” della prestazione. Il raggiungimento di questi traguardi intermedi diventa così una potente fonte di auto-motivazione, fondamentale per affrontare lo stress e superare le difficoltà.
Uno degli obiettivi centrali del Mental Coach Sportivo è rafforzare, attraverso il raggiungimento dei sotto-obiettivi, il senso di autostima e di autoefficacia dell’atleta, favorendo una motivazione sempre più solida e duratura. La motivazione è la spinta che porta all’azione, la capacità di impegnarsi con costanza e determinazione per migliorarsi continuamente e puntare al successo. Essa può assumere due forme: intrinseca ed estrinseca. La motivazione intrinseca nasce dal piacere e dalla soddisfazione di esprimere al meglio la propria prestazione; quella estrinseca deriva invece dai riconoscimenti esterni, come il feedback di allenatori, compagni, società o pubblico. È proprio la motivazione intrinseca a distinguere il campione dall’atleta medio: il campione è colui che crede profondamente nelle proprie capacità e, grazie a questa fiducia, riesce a mantenere nel tempo un elevato orientamento al successo.
Per mantenere un elevato livello di attenzione sul compito, l’atleta deve imparare a dirigere il focus sugli stimoli corretti nel momento opportuno. Questo processo diventa molto più efficace quando allenamento e gara vengono suddivisi in sotto-obiettivi specifici. In questo modo si evita che pensieri esclusivamente orientati al risultato finale — come la vittoria — prendano il sopravvento, distogliendo l’attenzione dai dettagli tecnici e decisionali fondamentali. Una corretta focalizzazione permette all’atleta di eseguire i gesti con precisione e di prendere decisioni rapide ed efficaci, senza essere sopraffatto dall’ansia e dallo stress legati all’esito della prestazione.
Lo stress può essere definito come la percezione di inadeguatezza che nasce da uno squilibrio tra le richieste dell’ambiente e la capacità dell’individuo di rispondervi (Selye, 1936). Finché questo squilibrio rimane entro livelli gestibili, si parla di eustress: una condizione funzionale e positiva, indispensabile per l’apprendimento sia mentale che atletico. Mettersi alla prova su compiti nuovi e sfidanti stimola l’attenzione, favorisce l’esperienza e sostiene il miglioramento. Quando invece le richieste superano le risorse percepite dell’atleta, si entra in una condizione di distress, caratterizzata da un calo dell’attenzione, da reazioni fisiologiche disfunzionali e da una riduzione significativa della performance, sia fisica che mentale. Il mental coaching interviene per aiutare l’atleta a riconoscere, regolare e mantenere lo stress entro una soglia ottimale.
Durante l’intera stagione è fondamentale consolidare gli apprendimenti già acquisiti, proponendo esercitazioni adeguate al livello dell’atleta. Il successo ripetuto in compiti gestibili rafforza l’autostima e il senso di autoefficacia, creando una base solida su cui costruire nuove competenze. Parallelamente, ogni allenamento deve includere stimoli progressivamente più complessi, ma sempre raggiungibili, per mantenere alta l’attenzione e il livello di eustress. Questo equilibrio tra consolidamento e novità favorisce nuovi apprendimenti e rende l’atleta sempre più abituato ad affrontare situazioni inedite, sviluppando in modo naturale capacità di adattamento e problem solving.
Atleti e squadre con un’elevata esperienza competitiva affrontano le gare decisive con maggiore sicurezza rispetto a chi ha avuto poche occasioni di confronto reale. L’abitudine alla competizione rende infatti più semplice gestire pressione, imprevisti e momenti critici. Per questo motivo è fondamentale offrire il maggior numero possibile di esperienze di gara, alternando competizioni di livello leggermente superiore — utili per aumentare il grado di difficoltà — a competizioni di livello leggermente inferiore, ideali per consolidare le competenze già acquisite. In questo modo, l’eccellenza non diventa un evento occasionale, ma una vera e propria abitudine costruita nel tempo.
Psicologa Psicoterapeuta Strategica e Coach professionista.
Specialista nel miglioramento della performance in ambito sportivo, aziendale, artistico.
Sport Mental coach, Specializzato in coaching strategico e PNL. E’ formatore CONI e impegnato da molti anni nel mondo dello sport come Dirigente di società sportiva
Coach Strategico in ambito business e sport.
Ex allenatore e atleta di sport da combattimento e arti marziali.
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