Il Coaching: una pratica moderna con un’anima antica

Ai giorni d’oggi è quasi impossibile non incontrare la parola Coach o Coaching. Addirittura, in televisione si è riusciti a scomodare queste parole abbinandole a prodotti per capelli.

Credo ormai che la parola Coaching stia diventando un grande contenitore per indicare tutto e il contrario di tutto. Eppure il Coaching ha una sua storia precisa e come nel titolo, un’anima antica.

Chi pratica seriamente questa disciplina, al di là di spettacolarizzazioni, miracolismi e “superismi”, sa che il Coaching ha tanto da dare e tanto da insegnare.

E’ quindi importante ricordarsi, come Coach, cosa il Coaching  può fare ,per chi lo pratica e per chi lo riceve.

Padri fondatori del Coaching moderno

La storia del Coaching ci ricorda che uno fra i primi a dar forma e definizione a questo approccio, è stato Timothy Gallwey, allenatore della squadra di tennis dell’Università di Harvard negli anni ’70, che in ambito sportivo sviluppò i suoi principi di base, introducendo il concetto di Inner Game. In pratica, Gallwey sostiene che le sfide dell’esistenza intera si combattano contemporaneamente in due arene: quella esteriore e quella della mente, dove sconfiggere giorno dopo giorno gli ostacoli che noi stessi ci creiamo e che bloccano la realizzazione del nostro pieno potenziale.

La formula del successo, secondo lui, coincide con l’equazione: 

Performance = Potenziale – Interferenza

Dove per aumentare la performance è necessario aumentare il proprio potenziale o ridurre al minimo l’interferenza.

Insieme a Gallwey, un altro padre del Coaching è stato negli anni ‘80 John Whitmore, ex pilota automobilistico e successivamente psicologo dello sport, che ha aperto per primo le porte del business e della carriera professionale ai principi del Coaching.

Dalla loro collaborazione nascerà poi il famoso Modello GROW (Goal, Reality, Options, Will). Modello ancora oggi attuale che permette di valorizzare il potenziale personale, attraverso un percorso sequenziale e facile da applicare.

Origini antiche del Coaching

Se Gallwey e Whitmore sono i padri moderni del Coaching, è vero che la sua anima, va cercata in là nel tempo, fino ad arrivare all’Antica Grecia.

È qui, infatti, che alcuni dei più famosi filosofi hanno insegnato le basi filosofiche che ispireranno il Coaching.

Socrate, ad esempio, ha contribuito con la sua Arte Maieutica. Aiutava i suoi discepoli ad apprendere ponendo domande e lasciando che trovassero loro stessi una risposta.

Platone, invece, sosteneva che ogni uomo possiede dentro di sé parte della verità, ma per poterla scoprire e raggiungere ha bisogno dell’aiuto degli altri. Nei suoi scritti consigliava la conversazione e il dialogo come mezzi efficaci per raggiungere la perfezione.

Aristotele, infine, separando il concetto di  «ciò che siamo» (l’essere) e  di «ciò che potremmo essere» (il divenire), evidenziava la funzione del Coaching. Ovvero, condurre la persona a raggiungere il suo obiettivo e diventare la migliore versione di sé (per usare un termine un po’ inflazionato).

Andando avanti nella storia incontriamo poi l’Umanesimo, che enfatizza il valore e le abilità individuali di autorealizzazione dell’uomo. Successivamente, l’Esistenzialismo, secondo cui la verità e i valori provengono dall’esperienza e dalla responsabilità di ciascun individuo.

Di fronte a tanta ricchezza del passato si apre la ricchezza di oggi, espressa dagli orientamenti che il Coaching ha adottato e sta adottando nella sua evoluzione.

La via per esprimere il potenziale dell’essere umano

E’ opportuno però ricordare che a prescindere dall’orientamento e dallo stile di intervento, la filosofia del Coaching deve e dovrà sempre basarsi sull’assunto secondo cui ognuno di noi possiede un potenziale inespresso e le competenze necessarie per trovare le soluzioni e raggiungere i risultati. Il Coaching diventa quindi un catalizzatore e facilitatore di cambiamento.

L’arte del Coaching risiede nel non dare consigli e non proporre soluzioni, ma piuttosto nell’agevolare la consapevolezza e la presa di coscienza sulle proprie potenzialità.

La profondità di questa professione, esprime la potenza attualizzante dell’essere umano. Questo è il concetto che dovrebbe rimanere nella mente delle persone, per aiutarle veramente a capirne il valore e l’efficacia.

Il resto, direi, lo si può lasciare tranquillamente in pasto ai mass media, in grado solo di tradurre un così nobile concetto in un utile (si spera!) prodotto per capelli.

Il Coaching: una pratica moderna con un’anima antica
Guido Bassi

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Guido Bassi